Caratterizzazione delle fibre di amianto trasportate dall’acqua per valutare l’impatto sulla qualità delle acque sotterranee e il loro ruolo nel rischio di migrazione secondaria nell’aria: l’area del Monte Reventino nell’Italia meridionale come sito pilota
Titolo originale: Characterisation of waterborne asbestos fibres to assess the impact on groundwater quality and their role in the risk of secondary migration in the air: The Mount Reventino area in Southern Italy as pilot site
Bloise A, Fuoco I, Vespasiano G, Pacella A, Villella S, Piersante C, Malvasi G, Campopiano A, Ballirano P, Bruno MR, Bruni BM, Sinopoli F, Di Carlo MC, Croce A, Apollaro C. Journal of Hazardous MAterials Advances, 2026;23,101254.
Abstract
L’amianto presente nell’acqua in aree contaminate da amianto naturale (NOA) rappresenta una potenziale via di esposizione umana per ingestione e per via aerea secondaria. Per la prima volta, questo studio valuta sistematicamente la presenza, la concentrazione e il destino delle fibre di amianto idrodisperse nell’area del Monte Reventino in Calabria (Italia meridionale), utilizzando un approccio integrato mineralogico, geochimico e idrogeologico. Ventuno campioni d’acqua (16 di acque sotterranee, 5 di acque superficiali) sono stati raccolti in prossimità di affioramenti ofiolitici e cave abbandonate e analizzati utilizzando diverse tecniche avanzate. Sulla base di criteri morfologici e compositivi, la tremolite è risultata il minerale di amianto più abbondante rilevato nei campioni d’acqua, seguita da crisotilo, actinolite e antofillite. Le acque superficiali mostrano concentrazioni di amianto più elevate (1,5E+05 f/L) e fibre più lunghe rispetto alle acque sotterranee (2,3E+04 f/L), suggerendo una ritenzione selettiva all’interno dell’acquifero. Il flusso annuale di fibre è dominato da tremolite (3,1E+14 f/anno) e crisotilo (2,4E+14 f/anno), seguiti da actinolite (9,2E+13 f/anno) e antofillite (1,0E+11 f/anno). Il flusso annuale totale di fibre è stato stimato in 6,5E+14 (f/anno), prevalentemente da corsi d’acqua ad alta portata, a dimostrazione che l’impatto ambientale è meglio quantificato dal carico di fibre piuttosto che dalla sola concentrazione. L’analisi chimica dell’acqua ha mostrato che la maggior parte dei campioni appartiene alle facies idrogeochimiche Ca-HCO₃ e Mg-HCO₃ e ha anche fornito la prima prova di un legame tra le concentrazioni di fibre e i livelli di Ni e Cr. Questi nuovi risultati suggeriscono un ruolo chiave delle fibre nella mobilitazione dei metalli in tracce. Questo studio evidenzia le acque sotterranee come potenziale via di dispersione dell’amianto e sottolinea la necessità di strategie integrate di monitoraggio e prevenzione nelle regioni colpite dall’amianto a livello globale.
Approfondimenti: https://doi.org/10.1016/j.hazadv.2026.101254

































